“I problemi personali sono qualcosa di inevitabile, nessuno può sfuggirvi totalmente ma ciascuno di noi può imparare delle capacitĂ  che lo aiuteranno a minimizzare la minaccia che essi portano”. (M.J. Mahoney, Cambiare se stessi, Edizioni Astrolabio).  

DISTURBI D’ANSIA, ATTACCHI DI PANICO, FOBIE, DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO:

•   DISTURBO D’ANSIA GENERALIZZATO: la persona che presenta tale disturbo sperimenta ansia eccessiva, nella maggior parte dei giorni, per un periodo di almeno 6 mesi. L’ansia e la preoccupazione sono sproporzionate rispetto alla probabilitĂ  che abbia luogo un evento spiacevole e/o rappresentano un’esagerazione della sua gravitĂ  nel caso in cui dovesse accadere. L’ansia è accompagnata in particolare da un’attivazione elevata e tensione muscolare, da sintomi fisici come nausea, minzione frequente, difficoltĂ  a deglutire, stato di vigilanza e di continua esplorazione dell’ambiente, attesa apprensiva. L’individuo lamenta disagio, sembra costantemente irrequieto, come se stesse aspettando una disgrazia imminente, ha difficoltĂ  a concentrarsi, è irritabile e si stanca facilmente. Si impegna in una costante ricerca di sicurezza, spesso male organizzata e a volte affannosa, per far fronte alle presunte minacce alla famiglia, agli amici, alla salute e a se stesso. La persona tende a chiedere consigli ovunque, cercando ripetute rassicurazioni da parte di persone autorevoli, familiari e amici. Fa qualunque cosa per evitare rischi, si impegna in ripetuti controlli, persegue e raccomanda un comportamento prudente, generalmente adotta un comportamento iperprotettivo verso se stesso. Nonostante tutti questi sforzi l’individuo raramente si sente sicuro o appagato, rimane vigile ed iperattivo. Percepisce un’ampia gamma di minacce molte delle quali implicano la possibilitĂ  di futuri eventi spiacevoli e non riesce a ridimensionarle.

•    L’ATTACCO DI PANICO, chi lo sperimenta avverte una perdita di controllo, la paura prende il sopravvento sulla capacitĂ  decisionale del soggetto che si percepisce in forte pericolo e senza risorse per reagire. Si genera un circolo vizioso: la persona si spaventa, gli effetti della paura, per esempio la tachicardia, vengono interpretati in modo catastrofico, es. possibile infarto, questo aumenta l’idea di pericolo e l’attivazione fisiologica ( tachicardia ). Soffrire di attacchi di panico significa esperire frequentemente forti stati ansiosi, con lunghe e faticose ruminazioni.

•   Le FOBIE SPECIFICHE rappresentano uno dei disturbi d’ansia, sono caratterizzate da un’ansia forte o paura focalizzata su determinati oggetti o situazioni, l’esposizione ai quali quasi sempre provoca una reazione d’ansia immediata. Spesso la persona evita la situazione fobica o la sopporta con ansia o disagio intensi. Di solito le fobie rientrano in questi tre gruppi: fobie sociali ( paura intensa e persistente di situazioni sociali o di prestazione, si manifesta in varie forme: riluttanza o incapacitĂ  di parlare in pubblico, paura del palcoscenico, incapacitĂ  di scrivere o mangiare davanti ad altre persone, arrossire eccessivamente, sudare o tremare in pubblico. I soggetti temono di venire giudicati, sono preoccupati di potersi comportare in modo imbarazzante, sciocco, inaccettabile. La maggior parte evita o teme molte situazioni sociali di vario genere mentre per alcuni la paura è limitata ad un unico tipo di interazione: parlare in pubblico, partecipare a feste ed incontri, parlare con delle autoritĂ . ), fobie di animali ( paura degli insetti, dei serpenti, ecc. ) e di ferite/malattie ( paura del sangue, di soffocare, ecc. ). La paura è denominata fobia solo se è grave, persistente e disadattiva.


  DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO,

             chi soffre di questo disturbo presenta ossessioni e/o compulsioni. Le ossessioni sono idee, pensieri, impulsi o immagini persistenti che vengono esperiti almeno inizialmente come intrusivi e senza senso. Il soggetto tenta di ignorare o sopprimere  tali pensieri o impulsi, o di neutralizzarli con altri pensieri o azioni. La persona riconosce che le ossessioni sono il prodotto della mente e che non sono imposte dall’esterno.

Le compulsioni, dette anche rituali o cerimoniali, invece sono descritte come comportamenti ripetitivi, finalizzati e intenzionali eseguiti in risposta a un’ossessione, secondo certe regole e in modo stereotipato. Il comportamento ha lo scopo di neutralizzare o prevenire qualche disagio o qualche evento o situazione temuti. L’attività non è connessa in modo realistico con ciò che essa dovrebbe neutralizzare o prevenire può essere chiaramente eccessiva. L’individuo riconosce che il suo comportamento è eccessivo o irragionevole.

L’evento che innesca l’attività ossessiva può essere un fatto concreto ( aver toccato un oggetto o aver detto una frase ), un pensiero ( pensare ai vantaggi che deriverebbero dalla morte di una persona cara ), o un’immagine ( una scena omosessuale ), una sensazione ( di sporco ), o un’emozione ( la rabbia ). La persona valuta l’evento come una minaccia grave e inaccettabile, come timore di colpa per irresponsabilità o come timore di contaminazione da parte di sostanze per lui disgustose. Quindi mette in atto dei tentativi per fronteggiare tale minaccia: evitamenti ( non uscire di casa ), controlli ( rituali di lavaggio ), ecc.

Tutto ciò comporta una compromissione nella sfera sociale e lavorativa del soggetto.

 


 LA DEPRESSIONE,

           Ă¨ caratterizzata da un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali, somatici ed affettivi che, nel loro insieme, sono in grado di diminuire in maniera da lieve a grave il tono dell'umore, compromettendo il "funzionamento" di una persona, nonchĂŠ le sue abilitĂ  ad adattarsi alla vita sociale. Il soggetto presenta un’alterazione specifica dell’umore ( tristezza, solitudine, apatia ); concetto negativo di sĂŠ insieme ad autorimproveri e autoaccuse; desideri regressivi e autopunitivi ( desiderio di fuggire, di nascondersi o di morire ); alterazioni vegetative ( anoressia, insonnia, perdita della libido ); mutamento del livello di attivitĂ  ( rallentamento o agitazione ). I sintomi devono persistere per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, per almeno 2 settimane consecutive, rappresentano un cambiamento rispetto al precedente livello di funzionamento e non sono dovuti agli effetti fisiologici diretti di una sostanza, o di una condizione medica generale.

Le Manifestazioni Cognitive della Depressione sono:

•   Bassa valutazione di sĂŠ

•   Aspettative negative

•   Autoaccusa e autocritica

•   Indecisione

•   Distorsione dell’immagine di sĂŠ

•   Perdita di motivazioni

•   Desideri suicidi

Le Manifestazioni Vegetative e Fisiche sono:

•   Inappetenza

•   Turbe del sonno

•   Perdita di libido

•   SuscettibilitĂ  alla fatica

 La persona depressa presenta:

•   Visione negativa di sĂŠ: idee di insufficienza, inadeguatezza, colpa e di non meritare affetto, considerazione, serenitĂ . Il soggetto depresso crede fermamente di aver perso qualcosa di importante come una relazione personale, o di aver fallito un obiettivo per lui significativo e si considera un ‘perdente’, inferiore e socialmente indesiderabile.

•   Visione negativa della realtĂ : una visione della realtĂ  come troppo difficile, dura e irta di ostacoli insuperabili, nella quale l’individuo si aspetta risultati negativi da ogni sua azione. Proprio per questo non è motivato ad intraprendere attivitĂ , a stabilire mete da raggiungere, cedendo ad un sempre maggiore evitamento.

•   Visione negativa del futuro: l’unica aspettativa presente vede un futuro totalmente privo di successi e soddisfazioni.


 DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

     sono caratterizzati dalla presenza di marcate alterazioni nel comportamento alimentare, nella percezione del peso e dell’immagine corporea e da una scarsa autostima. Elemento cognitivo centrale è il giudicare il proprio valore principalmente o esclusivamente sulla base della forma o del peso corporeo. La persona che presenta uno di questi disturbi ha convinzioni estremamente negative rispetto a se stessa: bassa stima di sè, tendenza a svalutare o a valutare negativamente le proprie capacitĂ  e i propri comportamenti. Inoltre, caratteristico è il perfezionismo: orientamento verso alti standard di prestazione che vengono spesso disattesi generando grande frustrazione, disistima e nuovi tentativi sempre piĂš estremi per raggiungerli. Infine caratteristico è il giudizio rigido per cui ogni piccolo errore o “sgarro” viene considerato un fallimento totale.

•   La bulimia nervosa, è caratterizzata da: ricorrenti abbuffate ( mangiare in un definitivo periodo di tempo una quantitĂ  di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili; sensazione di perdere il controllo durante l’episodio ); ricorrenti e inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso ( vomito autoindotto, abuso di lassativi/diuretici/altri farmaci, digiuno, esercizio fisico eccessivo ). Ciò si verifica in media almeno due volte alla settimana per tre mesi ed i livelli di autostima sono influenzati dalla forma e dal peso corporei.

•   L’anoressia nervosa, la persona presenta un rifiuto a mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo previsto per l’etĂ  e la statura ( ha un peso al di sotto dell’85% del peso normale ). Ha un’intensa paura di acquistare peso o diventare grassa anche quando è sottopeso. Si rifiuta di ammettere la gravitĂ  della condizione di sottopeso ed i livelli di autostima dipendono dal peso e dalla forma. Nelle femmine dopo il menarca si verifica l’amenorrea. Il soggetto può impegnarsi in abbuffate, condotte di eliminazione e restrizioni.

•   Il disturbo di alimentazione incontrollata, la persona presenta episodi ricorrenti di alimentazione incontrollata associati a vari sintomi: mangiare molto piĂš rapidamente del normale; mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieni; mangiare grandi quantitĂ  di cibo anche se non ci si sente fisicamente affamati; mangiare da soli a causa dell’imbarazzo per quanto si sta mangiando; sentirsi disgustati verso se stessi, depressi o molto in colpa dopo le abbuffate; marcato disagio riguardo al mangiare incontrollato. Il comportamento alimentare incontrollato si manifesta mediamente per almeno due giorni alla settimana in un periodo di 6 mesi e non risulta associato all’uso sistematico di comportamenti compensatori inappopriati ( uso di purganti, digiuno, eccessivo esercizio fisico ).

•   L’obesitĂ , è una patologia medica anche se a volte è associata nell’eziologia o nel decorso a fattori psicologici e può presentarsi assieme a o come causa e/o effetto di un disturbo del comportamento alimentare. E’ una patologia cronica e come tale richiede una gestione medica a vita e le figure di riferimento principali sono di tipo medico e nutrizionale. Il problema principale sembra essere non tanto il calo di peso iniziale ma il risultato a lungo termine, poichè la maggior parte dei pazienti riprende peso dopo averlo perso. La causa dell’obesitĂ  non è riconducibile esclusivamente ad abitudini alimentari maladattive che portano ad un’iperalimentazione e ad un’assenza di attivitĂ  fisica. Ci sono infatti anche aspetti biologici e fisiologici responsabili di sovrappeso e obesitĂ .


 DISTURBI SESSUALI,

        le disfunzioni sessuali sono caratterizzate da un’anomalia del desiderio sessuale e delle modificazioni psicofisiologiche che caratterizzano il ciclo di risposta sessuale e causano notevole disagio e difficoltĂ  interpersonali. Esse comprendono:

•   Disturbi del desiderio sessuale, riguardano la mancanza di interesse per il sesso ( compresa la carenza o assenza di fantasie sessuali ) e l’assenza di una motivazione spontanea verso l’attivitĂ  sessuale.

•   Disturbi dell’eccitazione sessuale, nella donna indica difficoltĂ  nella fase di eccitamento  e l’incapacitĂ  di raggiungere l’orgasmo. Spesso tali problemi sono conseguenti  a fobie sessuali specifiche ( prova panico e repulsione in conseguenza di sensazioni, pensieri, emozioni, situazioni  di natura sessuale ed erotica ) o a conflitti di coppia.  Nell’uomo tale disturbo è caratterizzato dall’impossibilitĂ , parziale o completa, persistente o ricorrente, di raggiungere o mantenere l’erezione abbastanza da portare a termine l’attivitĂ  sessuale, pur in presenza di eccitamento sessuale.

•   Disturbi dell’orgasmo, sia nella donna che nell’uomo indica il ritardo o l’assenza, persistenti o ricorrenti, dell’orgasmo con normale fase di eccitazione nel corso del rapporto sessuale.

•   Disturbi da dolore sessuale, persistente e continuo dolore genitale nel corso del rapporto sessuale o dopo di esso sia nell’uomo che nella donna ( DISPAREUNIA ). Invece il VAGINISMO, implica la contrazione della muscolatura vaginale, senza alcuna causa fisica, come conseguenza del timore della penetrazione la quale oltre ad essere dolorosa per la donna, è impossibile.

•   Disfunzione sessuale dovuta a una condizione medica generale

•   Disfunzione sessuale indotta da sostanze

•   Disfunzione sessuale non altrimenti specificata, può includere ad esempio un sentimento erotico soggettivo assente o diminuito pur in presenza di normali eccitamento e orgasmo. Situazioni in cui il clinico ha concluso che è presente una disfunzione sessuale ma è incapace di determinare se è primaria, dovuta a una condizione medica generale o indotta da sostanze.

Nel mantenimento dei disturbi emotivi, che possono originare o accompagnare le disfunzioni sessuali, ruolo principale lo hanno le convinzioni disfunzionali che il soggetto ha riguardo le proprie prestazioni sessuali ( idee di inadeguatezza sulla propria capacitĂ  di soddisfare il partner; convinzione che la sessualitĂ  sia una cosa sporca e peccaminosa, ecc. ).


TERAPIA DI COPPIA,

      nelle coppie in difficoltĂ  compaiono alcuni sentimenti tipici, come la delusione, l’esasperazione o disperazione; diffidenza e sfiducia; fastidio, irritazione, collera o odio; disgusto e disprezzo che sono validi predittori di una separazione imminente. Questi sentimenti possono riguardare sè, il partner e l’andamento della relazione con lui. Ciò che il partner ha fatto/non fatto, detto/non detto viene interpretato come un torto inammissibile, l’offesa è percepita come intenzionale, maliziosa, ingiusta, ingiustificata; colui che offende è percepito come una persona indesiderabile, è possibile dare la colpa o il torto a colui che ha recato l’offesa. ( Beck, 1984 ).

Le conseguenze comportamentali, l’ostilità genera altra ostilità, si può arrivare a escalation in cui alla violenza verbale si accompagna quella fisica.

Gli eventi antecedenti, fra i comportamenti del partner che provocano più spesso ostilità ci sono quelli che sembrano dimostrare mancanza di amore o di rispetto. L’elenco delle azioni o omissioni che possono suscitare sentimenti ed emozioni negativi verso il partner o la relazione con lui è infinito. Le più frequenti sono: avere relazioni extramatrimoniali, insultare, percuotere, tacere, ignorare, rispondere in modo brusco o rude, urlare, fare i dispetti, criticare in modo non costruttivo, punzecchiare, mancare alla parola data o tradire in altri modi la fiducia, andarsene sbattendo la porta, interrompere i discorsi del partner, rifiutarsi di incontrare persone care al partner, ecc.

Chi ha suscitato la collera dell’altro spesso resta abbastanza meravigliato di tale reazione emotiva perchè non coglie quale significato simbolico il proprio comportamento riveste per lui. L’interpretazione degli eventi antecedenti è infatti soggettiva.

Beck chiama DISTORSIONI COGNITIVE gli errori di giudizio che possono condurre all’ostilitĂ : VISIONE TUNNELL ( quando si è arrabbiati può essere difficile ricordare i momenti piacevoli trascorsi insieme ), DEDUZIONE ARBITRARIA ( un uomo canticchia perchè è di buon umore e la moglie senza alcun motivo plausibile pensa che lo fa per farla arrabbiare ), GENERALIZZAZIONE ECCESSIVA ( un giorno un uomo non bacia sua moglie al rientro a casa e lei pensa che non gli dĂ  mai dimostrazioni d’affetto ), PENSIERO TUTTO O NIENTE ( o si va sempre d’accordo o vuol dire che il rapporto non può funzionare ),  ESAGERAZIONE ( un marito corregge la moglie per un’inesattezza davanti agli amici, lei prova vergogna e rabbia pensando che non può sopportare quella terribile umiliazione ), SPIEGAZIONI PREVENUTE ( la moglie fa la spesa in una bella rosticceria del centro e il marito non riesce a vedere nessun motivo positivo alla base di ciò e pensa che la moglie non fa attenzione alle spese ), ETICHETTE NEGATIVE ( Fa cosĂŹ perchè è un egoista ), PERSONALIZZAZIONE ( se la moglie torna a casa in anticipo rispetto al previsto lui pensa che lo voglia controllare ), LETTURA DEL PENSIERO ( nonostante le smentite del partner si è convinti di sapere che cosa provi, pensi e voglia oppure ci si aspetta che l’altro sappia giĂ  quello che noi pensiamo, proviamo, vogliamo senza bisogno di dirglielo ), RAGIONAMENTO SOGGETTIVO ( Siccome mi sento gelosa lui deve aver avuto qualche scappatella ).

 Gli obiettivi della terapia di coppia possono essere cosĂŹ sintetizzati:

1.      Aiutare i singoli partner ad accettare l’altro e le caratteristiche uniche della loro relazione.

2.      Aumentare la consapevolezza delle dinamiche di interazione ricorrenti nella coppia e dei loro effetti per la soddisfazione reciproca.

3.      Aumentare la disposizione e la capacitĂ  a valorizzarsi, sostenersi e gratificarsi vicendevolmente.

4.      Migliorare le capacitĂ  comunicative e di gestione dei conflitti.


DISTURBI DA DEFICIT DI ATTENZIONE E IPERATTIVITA’,

         i bambini che soffrono  di questa patologia manifestano una serie di carenze attentive in almeno due dei contesti di vita ( per esempio, scuola e casa ) e una compromissione significativa del funzionamento sociale, scolastico e lavorativo:

•   Non riuscire a prestare attenzione o commettere errori di distrazione in compiti scolastici o in altre attivitĂ 

•   Non riuscire a mantenere l’attenzione nei compiti o nelle attivitĂ  di gioco

•   Dare a volte l’impressione di non ascoltare quando gli altri parlano

•   Non seguire le istruzioni e non essere capaci di portare a termine le attivitĂ 

•   Evitare impegni che richiedono uno sforzo mentale protratto

•   Perdere frequentemente gli oggetti necessari per i compiti o per le altre attivitĂ 

•   Essere facilmente distratti da stimoli estranei

•   Essere sbadati in molte attivitĂ  quotidiane

L’iperattività, si esprime in una serie di comportamenti caratteristici:

•   Muovere con irrequietezza mani e piedi, dimenarsi sulla sedia

•   Lasciare spesso il proprio posto a sedere

•   Scorazzare e saltare ovunque in modo eccessivo

•   Mostrare difficoltĂ  nel giocare e nel dedicarsi ad altre attivitĂ  divertenti in modo tranquillo

•   Dare spesso l’impressione di essere sotto pressione

•   Parlare troppo

Inoltre in questi bambini si evidenzia una forte componente di impulsività, che può essere definita come una tendenza ad agire prima di pensare; a sparare le risposte prima ancora che le domande siano state completate; a non riuscire a rispettare il proprio turno interrompendo gli altri di continuo in modo invadente e non controllato.

Frequentemente questi bambini presentano anche scarsa tolleranza alla frustrazione, insicurezza, bassa autostima, ansia, fobie e comportamenti di evitamento, immaturità emozionale e condotte regressive come l’isolamento e l’iperdipendenza. L’età d’esordio è inferiore ai 7 anni.


DISTURBI DELL’APPRENDIMENTO

       comprendono il Disturbo della Lettura, il Disturbo del Calcolo, il Disturbo dell’Espressione Scritta e il Disturbo dell’Apprendimento Non Altrimenti Specificato. Questi bambini forniscono prestazioni significativamente inferiori a quelle che ci si aspetterebbero da bambini di pari etĂ  e di condizioni simili. Si ipotizza che ci siano fattori diversi che probabilmente interagiscono tra loro nel favorire l’insorgenza del disturbo: condizioni medico-biologiche non ben determinate come anomalie cromosomiche o fattori genetici predisponenti, encefaliti, alcune forme di meningite, prematuritĂ  e sofferenze prenatali e perinatali e imperfetto sviluppo neurologico; familiaritĂ ; problemi psicologici e sociali nei genitori; povertĂ , basso livello sociale e culturale; bassa qualitĂ  dell’accudimento; bassa qualitĂ  dell’educazione.

Si possono rintracciare problemi emotivi o motivazionali che sono per lo più l’effetto della difficoltà di apprendimento: problemi di motivazione scolastica, di bassa autostima, di scarsa autoefficacia, di inadeguati stili di attribuzione.

•   Disturbo della Lettura, la capacitĂ  di lettura è inferiore rispetto a quanto previsto per l’etĂ , il livello d’intelligenza e l’istruzione ricevuta. Questa carenza deve risultare dall’uso di test  specifici standardizzati e somministrati individualmente al bambino. Il problema di lettura può riguardare sia la velocitĂ  ( lettura molto lenta e stentata ), sia la correttezza ( lettura caratterizzata da errori frequenti ), sia la comprensione  ( gravi difficoltĂ  a capire il significato del testo letto ), sia una combinazione qualsiasi di questi tre elementi. La difficoltĂ  interferisce con significativamente con l’apprendimento e le attivitĂ  di vita quotidiana che richiedono capacitĂ  di lettura. L’anomalia non deve poter essere spiegata con problemi medici o psicologici piĂš gravi.

•   Disturbo dell’Espressione Scritta, si caratterizza per l’incapacitĂ  di acquisire, nei compiti di scrittura, le competenze adeguate all’etĂ  e al suo livello di sviluppo. La scrittura è incerta, molto lenta, piena di errori e spesso al limite della leggibilitĂ . Il disturbo interferisce in modo significativo con l’apprendimento scolastico o con le attivitĂ  quotidiane che richiedono la composizione di testi. L’anomalia non deve essere spiegata con problemi medici o psicologici piĂš gravi.

•   Disturbo del Calcolo, le capacitĂ  di calcolo sono inferiori a quelle che ci si aspetterebbe in base all’etĂ  e alle potenzialitĂ  intellettive. La difficoltĂ  deve interferire in modo significativo con l’apprendimento o le attivitĂ  quotidiane che richiedono abilitĂ  di calcolo. Il disturbo non deve essere meglio spiegato con condizioni medico-neurologiche particolari o con deficit sensoriali.

•   Disturbo dell’Apprendimento Non Altrimenti Specificato, questa categoria è per i disturbi dell'apprendimento che non soddisfano i criteri per alcun Disturbo dell'Apprendimento specifico. Può includere problemi in tutte le tre aree (lettura, calcolo ed espressione scritta) che insieme interferiscono in modo significativo nell'apprendimento scolastico, anche se la prestazione ai test che valutano ciascuna singola capacitĂ  non è sostanzialmente al di sotto di quanto previsto in base all'etĂ  cronologica del soggetto, alla valutazione psicometrica dell'intelligenza, e all'istruzione adeguata all'etĂ .